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sabato 4 ottobre 2008

ALITALIA: I FALSI MIRACOLI DI SAN SILVIO


PIANO SALVEZZA ALITALIA: i falsi miracoli di San Silvio.
DOPO LO SCEMPIO LASCIATO DAGLI AVVOLTOI, ADESSO SONO LE IENE A FARE RAZZIA DI QUEL CHE RESTA DELL’ALITALIA.
MA I DEBITI CHI LI PAGHERA’ ???
IL PROBLEMA VISTO DA UN COMUNISTA QUALUNQUE.


I debiti sono rimasti in mano allo Stato, la parte ancora buona dell’Alitalia viene venduta per quattro soldi agli amici di cordata, i quali, con un colpo di mano favorito dal Governo, ora gestiranno bene per se stessi quello che prima hanno gestito male per lo Stato.
Felici e contenti sono tutti i politici di centro, di destra e di sinistra ( precisamente tutti quelli che hanno negli anni affossato Alitalia). Responsabili e salvatori sono sempre gli stessi.
Una cosa, intanto, appare chiara: che Alitalia non esiste più perché i suoi dipendenti risulteranno assunti dalla nuova cordata (CAI) e con un nuovo contratto.
Di Alitalia forse resterà solo la bandierina.
E’ errato, dunque, parlare di “salvataggio”, bensì di “fallimento” per come stanno andando finora le cose.
Ma allora i debiti di Alitalia che fine fanno ?
Il mago Berlusconi ha pensato a tutto. Come?
Da sempre la finanziaria si compie nel mese di Dicembre, quest’anno stranamente s’è fatta a Luglio, tagliando soldi alla sanità pubblica, alla Scuola pubblica, alla ricerca pubblica, alle politiche sociali, tutti soldi che dovevano essere destinati per la pubblica utilità.
Ma per Berlusconi tutto quello che può essere pubblico lo infastidisce.
Preferisce il termine “privato” se si tratta di incassare i profitti ed usa i termini “pubblico e sociale” per destinarvi i debiti.
Ecco il miracolo del suo geniale dualismo economico: Util-capitalismo e Social-perditismo.
Ma di tutto questo giornali, televisioni, politici e sindacati non ne parlano.
Per salvare Alitalia sono stati sottratti ai cittadini già 300 milioni di euro col governo uscente Prodi, ed ora circa un miliardo e duecento milioni di euro sono i debiti dell’Alitalia che il governo in carica di Berlusconi pone sulle teste degli onesti contribuenti.
Dunque nessuna salvezza Alitalia, ma soltanto soluzione fallimentare con rapina e truffa nei confronti del sociale.
Infatti questi debiti sono tutti ancora da pagare. L’unico vero miracolo di Berlusconi sembrerebbe risultare quello di togliere i debiti di Alitalia e metterli con abile destrezza nelle nostre tasche senza che nessuno se ne accorga.
Sono di questo tipo tutti i "miracoli" col quale l’imprenditore di Arcore vuole rilanciare l’economia del Paese e che invece hanno consentito a lui ed ai suoi amici della cordata di arricchirsi in maniera spropositata.

Nella testa del comunista qualunque, non certo dell’allocco istupidito dal mago Berlusconi, il caso Alitalia avrebbe avuto come soluzione non la svendita fallimentare della Compagnia di bandiera, ma un elementare ragionamento di emergenza nazionale, senza la necessità di ricorrere per oltre tre mesi alle difficili trattative di governo, che hanno distolto l’attenzione dai problemi più urgenti del Paese per inseguire quelle velleità di lucro e di profitti del manovratore.
Come avrebbe ragionato il comunista qualunque ?
Partiamo dalla formula “l’unione fa la forza”.
Nel frattempo, per mitigare il disagio di comprensione alle teste grosse dei negoziatori, mi permetto di anteporre una pausa di bonaria autoironia sulla predetta formula, la quale appare coniata di due termini casualmente congeniali al “bipartitismo” dei contendenti (“unione” come l’ex Unione di Prodi e “forza” come l’ex Forza Italia di Berlusconi).
Dunque, per fortuna si parte con una formula di pari condivisibilità dei termini, perché nel caso si volesse polemizzare persino sul posizionamento di ruolo primario attribuibile ad uno dei due termini, si può sempre mediare in quanto, scambiando i termini da “l’unione fa la forza” in “la forza dell’unione”, il risultato del prodotto non cambia.
Sarebbe già il primo sintomo della larga intesa, alla quale anche il Papa potrebbe officiare la santa benedizione della sua ricorrente apostolica ingerenza.
Superata la perifrasi ironica, a questo punto diventa più facile fare un umile conticino “casereccio”, senza la pretesa di competere con la raffinata sapienza delle scienze politiche del sommo statista Berlusconi.
Un miliardo e mezzo di euro diviso 56 milioni di italiani, sono appena 26,79 euro a testa.Volendo fare un calcolo più realistico alle circostanze del nostro belPaese, si mettono nel denominatore soltanto quelli che pagano le tasse, perché si sa che circa metà degli italiani sono onesti contribuenti e soltanto su quest’ultimi si può fare affidamento.
In tal caso, facendosi carico anche dell’altra metà di italiani evasori, la quota si raddoppierebbe a circa 54 euro, cioè pari al costo di un caffè al giorno per 72 giorni.
Infine, facendo appello allo spirito di italianità, si chiederà a quella parte di italiani onesti di saltare per 72 giorni una sola tazzina di caffè (€ 0,75) al giorno e di sottoscrivere (una tantum) l’ammontare a favore del salvataggio di Alitalia.
Ovvero,
€ 0,75 x 72 giorni x 28 milioni di italiani = € 1.512.000.000,00 (pari al debito complessivo Alitalia).
Questo è il ragionamento del comunista qualunque: LA SEMPLICITA’ DIFFICILE A FARSI.
Con questo risultato sarebbe stato possibile di:
- non distogliere dalla finanziaria i soldi destinati al sociale;
- evitare il fallimento dell’Alitalia e salvare la bandiera italiana;
- impedire ai corsari della cordata l’arrembaggio al profitto;
- ristrutturare ed attivare una gestione efficiente e di incisiva competenza;
- sostenere la nazionalizzazione della nostra Compagnia di bandiera;
- compiere il vero miracolo senza bisogno di essere gli Unti del Signore.

Come può vedere, sig. Berlusconi, non occorrono necessariamente le teste grosse dei suoi ministeri per risolvere nell’emergenza i nostri problemi sociali. I conti tornano bene per il popolo allorquando si ragiona in rapporto con la società e nell’interesse della collettività, piuttosto che con la mente rivolta alla finanza privata, che lascia allo Stato solo i debiti ed una società a partecipazione statale in fallimento.
"Quando gli elefanti lottano, il vero perdente è l'erba che calpestano" (proverbio africano).
I veri perdenti nella lotta che le imprese combattono per la conquista del mercato mondiale sono i lavoratori: strumenti da usare, sfruttare e licenziare appena non servono più.
Addì, 27 Settembre 2008

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