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domenica 14 dicembre 2008

MISTERBIANCO. "svolgendo il mio compito di volontariato al CAF di Lineri"

Aldo e Giuseppina lavorano al Caf di Lineri insieme a me che raccolgo le richieste degli abitanti ed i loro inesauribili problemi. Tante storie che vi propongo.
Sono le storie di oggi, quelle di ordinaria follia burocratica e del dramma della povertà.
Quella che doveva essere la tessera dei poveri (la Social Card) si sta rivelando un vero intrigo delle furbizie fiscali. Siamo convinti che questo Governo abbia davvero oltrepassato il limite della decenza.
Ci sono storie che lasciano l’amaro in bocca anche a noi operatori dei Caf CGIL di Lineri (Centri assistenza fiscale). Da quando è entrata operativa la social card si lavora a ritmi forzati per assecondare le richieste di quanti si rivolgono agli uffici del sindacato, considerato la panacea di tutti i mali. Chiedono, ansiosi, informazione in merito alla tessera acquisti. Ci sono anche quelli (e sono tanti) che si aggrappano a tutto. Che si arrangiano alla meno peggio. Come quell’anziano che si confida con noi dicendo: «A casa non ho nemmeno il frigo, tanto a che serve, è sempre vuoto». Hai poco da grattare quando arrivi all’osso e mancano venti giorni alla prossima pensione. E se disponi di poco più di 400 euro al mese, questo ti capita spesso. Qui, al Caf di Lineri, da giorni siamo in emergenza, ed anche le nostre sedi in tutta la provincia sono state prese d’assalto.
Tanta gente, anticipando l’attesa lettera del Ministero, si è presentata ai nostri sportelli per verificare se fosse tra gli aventi diritto. Lo strazio maggiore è per i nostri nonni di quartiere. Il repertorio dei casi limite è ampio. La card per molti è una chimera. Sono poveri, ma non abbastanza se hanno una pensione che supera, anche di pochi spiccioli, i limiti imposti dalla legge (6000 € ISE l’Indicatore della Situazione Economica).
Noi cerchiamo e ricerchiamo soluzioni possibili per ognuno di loro, ma spesso la delusione è cocente. Non ci sono margini. Gli uffici postali sono stati presi d'assalto da donne e vecchi, tutti in fila per presentare i modelli debitamente compilati. Difficile la situazione che attraversano gli uffici postali: resse, interventi delle forze dell’ordine, attese di oltre quattro ore. Uno scenario che di certo non aiuta i cittadini costretti ad attendere il proprio turno in condizioni precarie. Poveri e beffati dalla burocrazia. Non sono state valutate le necessità complessive e le ricadute per il personale delle poste. Va inoltre sottolineato che la situazione è stata aggravata dalla coincidenza con il pagamento delle pensioni che, com’è ben noto, avviene all’inizio di ogni mese. Dopo tante attese, il vero dramma è che non sempre sono compilati correttamente. Il fai da te, spesso, comporta rischi pericolosi. Succede che per pochi euro (perchè possiedi una casa o un conticino in banca per assicurare la tua dipartita quando non ci sarai più, tanto per togliere d'imbarazzo i tuoi figli) non si ha diritto alla carta acquisti, con l'eventualità di incorrere in gravi sanzioni penali. Non devi possedere più di un autoveicolo anche se si tratta di vecchi catorci, nè più di un contratto di fornitura elettrica o del gas, tutte cose che non sempre sono acquisite da informazioni dell'utente. Poi ci sono i furbi che presentano l'indicatore di reddito ISE fasullo, magari rilasciato da qualche Caf poco serio ed elettoralmente compiacente. In questo dramma sociale, questi ultimi rappresentano i veri "vampiri" dell'ignobile opportunismo. Siamo dinanzi ad una vera emergenza del costume, ad una mortificazione senza paragoni, a dover analizzare l'uomo e le sue miserie, spulciare nel suo intimo, nella sua condizione di indigenza, farsi confessare, in barba alla privacy, la propria situazione economica per evitargli i guai di una dichiarazione di infedeltà fiscale in buona fede.
Stupirsi è d’obbligo, ancor prima d’indignarsi per i provvedimenti adottati dal Governo, il quale vuol far passare come benefici la mortificazione della povertà. Siamo davanti ad un' ideologia del regresso, e non c’è mai fine al peggio.
Una volta ottenuta la social card per poterla utilizzare, come una normale carta di credito, bisogna che il salumiere sotto casa tua possieda un POS (dall'inglese Point Of Sale, letteralmente punto di vendita). Cioè quell’aggeggio dove si strofina la carta e si digita il codice pin.
Vi immaginate i nostri vecchietti dover fare queste operazioni a Lineri?
Sempre che il salumiere sia provvisto di POS. L’impressione è che al centro della discussione sulla Social card ci sia un vuoto di consapevolezza su che cosa sia la povertà. Non la povertà «percepita» di una società che diventa progressivamente più immobile, né quella della classe media che deve ridefinire il suo stile di vita, e neanche quella di una classe operaia che deve drasticamente ridurre anche i consumi essenziali. Parliamo di poveri veri, che per metà vivono con quello che hanno, per l’altra metà campano di speranza.
L'hanno chiamata Social Card, in inglese, ossia la “tessera del pane”.
Ci sono modi e modi per aiutare i poveri, ma la cosa che non bisogna mai fare è umiliarli. La dignità del povero vale più della dignità del ricco. Il ricco se la può anche comprare, il povero la dignità non la compra, la deve avere. E gli deve essere data.
( Vito Fichera )